Pratiche di sostenibilità
Pratiche di sostenibilità: l'inclusione attraverso la pratica teatrale - Blog Formazione continua
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Le arti sceniche, ma più in generale la consapevolezza di sé all’interno di uno spazio fisico e sociale, possono diventare importanti strumenti di inclusione. Ne parliamo nell’ultima puntata di Augmenta. Podcast.
La vita è fatta di gesti, scambi, interazioni e ruoli che ci troviamo ad interpretare perlopiù inconsapevolmente, adattando il nostro copione secondo il contesto in cui ci troviamo. Si potrebbe dire che mettiamo in scena noi stessi, o meglio, parti di noi stessi, sul grande palco della vita sociale. Portiamo all’estremo questa idea tanto cara a una corrente sociologica, usciamo dalla metafora e concentriamoci su chi assume il ruolo dell’attore. Ribaltando lo sguardo possiamo domandarci in che modo le arti performative, con la loro capacità di mettere in scena personaggi, emozioni e situazioni, posso dare gli strumenti per avvicinarci agli altri?
L’attore, interpretando una parte, compie un processo di consapevolezza: sa dove si trova e quali movimenti compirà nello spazio, cosa vuole esprimere attraverso i gesti, le parole e le intonazioni. Perché non mettere a disposizione queste competenze non solo per fini drammaturgici ma per capire, coinvolgere e fornire gli strumenti espressivi a quei gruppi che per caratteristiche sono maggiormente a rischio di fenomeni di esclusione?
In quest’ottica l’arte performativa può diventare un vettore d’inclusione sociale, utile anche a chi non ha fatto della recitazione la propria professione.
Ne parliamo con Daniel Bausch responsabile della Formazione continua dell’Accademia Teatro Dimitri.
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